Podio ungherese: tanta Ferrari ma Lewis gode di più. Foto: By Courtesy of Pirelli.

Un fine-settimana con i fiocchi per Lewis Hamilton che dopo la pole di ieri ha conquistato oggi, nel GP Ungheria, la 67esima vittoria in carriera in F1. Il britannico ha vinto senza sudare, considerando i 17.123 s di margine che aveva sul secondo classificato: si tratta del secondo margine più grande di sempre della stagione finora.

Hamilton ha controllato la gara fin dalla partenza che è stata veramente piatta e senza guizzi emozionali. La seconda posizione occupata da Valtteri Bottas invece è stata contendibile.

Ma è stato solamente negli ultimissimi giri che il fortino del pilota finlandese è crollato: Bottas ha praticamente speronato Seb Vettel che lo aveva infilato alla curva numero 3. Nello stesso momento, Kimi Räikkönen, che nel frattempo aveva ricucito il divario, ne ha approfittato per prendersi la terza posizione.

Hamilton alza la coppona, pittoresca. Foto: By courtesy of Pirelli.

Bottas è entrato in confusione tanto che ha speronato anche Daniel Ricciardo, autore di una robusta rimonta (pilota del giorno): il pilota australiano è riuscito ad avere la meglio al secondo tentativo. Bottas ha preso anche una penalità di 10 secondi a gara terminata: la penalità non gli ha comunque impedito di confermare la quinta posizione visto il divario del sesto classificato, Pierre Gasly (Toro Rosso).

Kevin Magnussen, settimo, ha portato ancora una volta punti importanti alla scuderia americana. Completano la top 10: Alonso, Sainz e Grosjean.

Segnalo infine che Max Verstappen è stato costretto al ritiro nel GP Ungheria per problemi al motore mentre bè stato appiedato da problemi al cambio. L’altro ritirato è stato Leclerc: il pilota monegasco non sta vivendo un momento entusiasmante.

CLASSIFICHE MONDIALI — Hamilton allunga su Vettel portandosi a quota 213 contro i 189 del tedesco. Terza piazza per Kimi (146) seguito da Bottas (132) e Ricciardo (118). Nel Costruttori, la Mercedes resta prima con 345 punti, 10 in più del Cavallino. La Red Bull è lontana a quota 223. Poi l’abisso.

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