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Il motore 2.0 TDI Volkswagen è senza dubbio il Turbodiesel più importante del Marchio tedesco. Si tratta di una unità impiegata su molti modelli VW e di tutto il Gruppo VW. Questo motore si è evoluto costantemente nel corso del tempo e oggi rispetta gli standard di emissione Euro 6d. Il 4 cilindri debuttò nel 2012 e sei anni dopo ricevette un consistente sviluppo che gli fece guadagnare il suffisso “evo”. E gli fece guadagnare anche minori consumi, emissioni inferiori, maggiore silenziosità e migliore erogazione. Sono cresciute anche coppia e potenza. E che sia un motore moderno, lo si capisce anche per il fatto che è predisposto all’integrazione con un sistema mild-hybrid.

Ulteriore sviluppo per la Golf

Questo 2.0 TDI montato sotto il cofano della Golf ha ricevuto un ulteriore sviluppo nell’estate 2019. È entrata in scena infatti una variante meno potente che ha sostituito il precedente 1.6 TDI. Gli interventi hanno riguardato il processo di combustione e l’introduzione della tecnologia twin dosing nel sistema di scarico. Vorrei concentrarmi in particolare su quest’ultima. Essa si basa sui 2 catalizzatori SCR che lavorano in serie per scindere gli ossidi di azoto in acqua e azoto, tramite la soluzione di urea AdBlue. Con questi interventi, le emissioni sono ben al di sotto dei limiti degli standard Euro 6d ISC-FCM che ora permettono solo 80 mg di NOX per km. Il primo catalizzatore da 3,4 litri di volume si trova subito a valle del motore e converte oltre il 90% degli ossidi di azoto. Il secondo catalizzatore si trova sotto il pianale dell’auto e ha un volume di 2,5 o 3 litri, a seconda del modello. Converte gli ossidi di azoto in particolare ai carichi elevati.

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