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Mercedes Benz 190e evo ii

31 Marzo 2026 | 21:58 1135 visualizzazioni

Foto: Mercedes-Benz

La serie esclusiva contava su 502 esemplari costruiti nel 1990.

La Mercedes Benz 190e evo ii (nome ufficiale: Mercedes-Benz 190 E 2.5-16 Evolution II) debuttò nel marzo del 1990 al Salone dell’Auto di Ginevra. Questa berlina sportiva ad alte prestazioni della Serie 201, era l’evoluzione della 190 E 2.5-16 Evolution (“EVO I”). Questa auto di culto vide una produzione limitata a soli 502 esemplari. Oggi, tutti gli appassionati, possono ammirare un esemplare della Evo II (numero “222/500”) in esposizione nella Collection Room 5 in occasione della mostra “Youngtimer”, fino al 31 maggio 2026.

Per accaparrarsi questo gioiello, il cliente dovette sborsare circa 130.000.000 di lire, secondo il listino dell’epoca. Giusto per fare un confronto, la 190 E 1.8 (80 kW/109 CV) costava meno di un terzo della EVO II. Ho notato che è disponibile in vendita su Autoscout24 un esemplare bellissimo (numero “383/500”) al prezzo di 239.900 euro.

Estetica pazzesca

La carrozzeria è muscolosa. Innanzitutto va precisato che tutte le EVO II esibiscono la vernice di colore blu-nero metallizzato (Codice colore: DB 199). Iniziamo dal minaccioso frontale, provvisto dell’ampia calandra cromata sormontata dall’emblema della Stella. I gruppi ottici sono grandi e rettangolari. Il paraurti anteriore è sporgente e provvisto di una lama inferiore. Guardandola di profilo si notano immediatamente gli archi passaruota maggiorati e le minigonne.

I grandi cerchi in lega a sei razze da 8.5 × 17 pollici sono bellissimi e si associano alle gomme ribassate da 245/40 ZR 17. Bruno Sacco, il responsabile del design di Mercedes-Benz dal 1975 al 1999, a proposito di questi cerchi all’epoca aveva commentato così: “Mi ricordano un carro romano”. Si nota subito anche il badge evolution, con un accento di colore azzurro, collocato alla fine dell’arco passaruota anteriore.

Il pezzo forte del pacchetto aerodinamico è senza dubbio l’imponente alettone posteriore fisso, sviluppato dall’ingegnere aerodinamico Rudiger Faul (Mercedes-Benz Development a Sindelfingen) insieme al professor Richard Läpple dell’Università di Stoccarda. L’alettone presenta un lembo retrattile sulla traversa superiore per ottimizzare la deportanza stabilizzante sull’asse posteriore. Inoltre, nella parte posteriore inferiore, l’ala può essere inclinata. I gruppi ottici posteriori sono fatti con la forma a gradini tipica dei fari posteriori delle Mercedes-Benz dell’epoca. I due terminali di scarico sono protetti da uno scudo termico perforato. La stella Mercedes presente sul cofano del bagagliaio (ospita anche la serratura) si trova in una posizione diversa dal solito a causa dell’ampio alettone posteriore.

Abitacolo per 4 occupanti

Gli interni non variano molto rispetto alla versione standard. I rivestimenti sono in pelle mista a tessuto a quadri. Quest’ultimo, ad esempio, lo ritroviamo sui pannelli delle portiere. La strumentazione è completa e dietro il volante troviamo il tachimetro che indica i 260 km/h e il contagiri che raggiunge i 9.000 giri. Il pomello della leva del cambio manuale a cinque marce riporta, sotto lo schema delle marce, il numero dell’esemplare (di 500) evidenziato con il colore rosso.

L’ergonomia è ottima anche se il volante probabilmente è troppo grande. L’abitacolo può accogliere fino a 4 occupanti. I sedili sportivi garantiscono un ottimo supporto laterale. Altri dettagli del modello di punta della Serie 201 consistono nel tetto apribile, nell’autoradio Becker Grand Prix con lettore di musicassette.

Motore e prestazioni

Sotto il cofano si trova il motore quattro cilindri M 102 E 25/2 da 173 kW (235 CV) a 7.200 giri/min e 2.463 cm³ di cilindrata. Sono numerose le modifiche introdotte sulla base della versione EVO I, sotto la direzione del dottor Jörg Abthoff, Responsabile dello sviluppo del motore, e dei suoi colleghi Rüdiger Herzog, Dag-Harald Hüttebräucker e Rudolf Thom. Questo motore superquadro ha la corsa più corta (82,8 millimetri) e l’alesaggio maggiore (97,3 millimetri) rispetto al motore della serie 190 E 2.5-16. Due convertitori catalitici metallici erano di serie nell’EVO II. Il regime di rotazione può raggiungere i 7.700 giri/min, grazie, tra l’altro, alla riduzione del peso delle bielle, a quattro invece di otto contrappesi dell’albero motore e ad una catena di distribuzione Duplex. La sportiva può raggiungere la velocità massima di 250 km/h.

All’epoca il motore utilizzato nel campionato DTM derivava dal motore della EVO II. Ovviamente la potenza crebbe fino a 245 kW (333 CV). Questo motore destinato al DTM fu l’ultimo progettato nel reparto di sviluppo dei motori di Mercedes-Benz. Dopo di allora, la AMG prese in carico questo compito. La carriera automobilistica del modello da corsa destinato al DTM raccolse tanti successi. In particolare nel 1992, Klaus Ludwig vinse il campionato DTM. Si pensi che in quella stagione i piloti Mercedes vinsero 16 gare su un totale di 24 al volante della EVO II.

Tecnica

Il sistema di livellamento idraulico delle sospensioni è a tre stadi. Il bagaglio tecnologico include vari irrigidimenti della carrozzeria. La deportanza massima dell’asse posteriore raggiungeva i 57,1 chilogrammi nonché i 21,2 chilogrammi sull’asse anteriore. Il sistema antibloccaggio dei freni ABS era di serie.

Promossa dalla stampa specializzata

All’epoca questa berlina sportiva ottenne valutazioni estremamente positive ed entusiaste da parte della stampa specializzata. A tal proposito, ‘Automobil Revue’ scrisse il 23 agosto 1990: “Anche quando si raggiunge il limite critico, questa sportiva a quattro porte ha un sovrasterzo quasi nullo e caratteristiche di sottosterzo che sono difficilmente influenzate dai trasferimenti di carico. Se volutamente portata al limite, l’EVO II ha sovrasterzo ben controllabile.”

Infine, riposto cosa scrisse ‘Auto motor und sport’, nel numero 15/1990: “La 190 E 2.5-16 è una vera e propria ‘g-machine’ della miglior razza e di gran lunga la Mercedes più agile e maneggevole. Le sospensioni offrono un livello di comfort in linea con gli standard cui ci ha abituati Mercedes ed è sorprendente per una berlina costruita per la guida sportiva.